
Chi ha avuto un problema di spalla lo riconosce subito: durante il giorno il dolore è sopportabile, la sera peggiora e la notte diventa il problema principale. Ci si sveglia più volte, non si riesce a dormire sul lato interessato e a volte nemmeno sull'altro. Dopo qualche settimana la privazione di sonno diventa un problema a sé, che amplifica la percezione del dolore in un circolo difficile da spezzare.
È un sintomo così caratteristico che in valutazione lo chiediamo sempre: la presenza e le caratteristiche del dolore notturno ci danno informazioni utili su cosa stia succedendo.
Perché da sdraiati peggiora
Ci sono più fattori che agiscono insieme.
Il primo è meccanico. In posizione eretta il peso del braccio esercita una lieve trazione verso il basso che mantiene più ampio lo spazio in cui scorrono i tendini della cuffia dei rotatori. Da sdraiati questo effetto viene meno, lo spazio si riduce e le strutture già irritate vengono compresse.
Il secondo è circolatorio. Durante la notte la pressione all'interno dei tessuti tende ad aumentare e il drenaggio venoso è meno efficiente. In un tendine infiammato questo si traduce in un aumento della congestione locale e quindi del dolore.
Il terzo è di attenzione. Durante il giorno decine di stimoli competono con il segnale doloroso. Di notte, nel silenzio, quel segnale non ha concorrenti. Non è "immaginazione": è il modo in cui il sistema nervoso modula il dolore in base al contesto, ed è un meccanismo documentato.
Quali problemi lo causano più spesso
Il dolore notturno è tipico delle tendinopatie della cuffia dei rotatori, il quadro più comune in assoluto nella spalla dolorosa. È particolarmente marcato nella tendinopatia calcifica, dove può diventare molto intenso e resistente ai comuni antidolorifici: in quei casi è spesso il sintomo che porta la persona a cercare aiuto.
È presente anche nella capsulite adesiva, la cosiddetta spalla congelata, soprattutto nella fase iniziale, quella in cui il dolore precede la perdita di movimento.
Un dettaglio importante: il dolore notturno di per sé non indica una situazione più grave. È un sintomo comune anche in quadri che rispondono molto bene al trattamento. Merita attenzione, non allarme.
Cosa si può fare intanto
In attesa che il trattamento faccia effetto, alcuni accorgimenti sulla posizione aiutano concretamente. Dormire supini con un cuscino sotto il braccio dolente, in modo che il gomito sia leggermente sostenuto e la spalla non cada indietro, è la soluzione che funziona per la maggior parte delle persone.
Chi non riesce a dormire supino può provare sul fianco opposto, abbracciando un cuscino con il braccio dolente: in questo modo la spalla resta sostenuta invece di cadere in avanti trascinando la scapola.
Nelle fasi più acute, alcune persone trovano sollievo dormendo semiseduti per qualche notte, con qualche cuscino in più dietro la schiena. Non è una soluzione elegante, ma può bastare a spezzare il ciclo di notti insonni.
Perché conviene non aspettare troppo
Una spalla che fa male tende a essere usata di meno. Usarla di meno porta a perdere gradi di movimento e forza, e una spalla più debole e rigida fa più male. Nel caso della capsulite, in particolare, il periodo in cui si interviene fa una differenza concreta sull'entità della rigidità che si instaura.
Non serve correre, ma se il dolore notturno dura da più di due o tre settimane e non accenna a migliorare, una valutazione ha senso: serve prima di tutto a capire quale struttura è coinvolta, perché il trattamento cambia parecchio a seconda della risposta.
Nota. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione professionale. Se ha un disturbo in corso, la cosa più utile è farlo valutare da un fisioterapista o dal suo medico.



