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Terapia strumentale

Tecarterapia

La tecarterapia genera calore all'interno del tessuto anziché applicarlo dall'esterno. È uno degli strumenti che usiamo per ridurre il dolore e preparare il tessuto al lavoro attivo, mai come terapia isolata.

Applicazione di tecarterapia sulla spalla

Che cos'è la tecarterapia

Tecar è l'acronimo di Trasferimento Energetico Capacitivo e Resistivo. L'apparecchio emette una corrente a radiofrequenza che attraversa il tessuto e mette in movimento le cariche elettriche già presenti nell'organismo. Il risultato è un calore che nasce dentro il tessuto, non appoggiato sulla pelle come accadrebbe con una borsa dell'acqua calda.

Questa differenza è il motivo per cui la tecar raggiunge strutture che il calore superficiale non tocca: muscoli profondi, tendini, capsule articolari. L'aumento locale della temperatura e del flusso sanguigno crea condizioni più favorevoli al lavoro di riparazione che il corpo sta già facendo per conto suo.

La differenza tra modalità capacitiva e resistiva

Non esiste "una" tecarterapia: esistono due modalità di trasferimento che il fisioterapista sceglie in base al tessuto da trattare.

La modalità capacitiva concentra l'energia sui tessuti ricchi d'acqua e a bassa resistenza: muscolatura, tessuto connettivo lasso, sistema vascolare e linfatico. È quella che usiamo quando il problema principale è una contrattura, un edema o una rigidità muscolare diffusa.

La modalità resistiva agisce invece sui tessuti densi e più resistenti al passaggio di corrente: tendini, legamenti, capsule, tessuto osseo, aree cicatriziali. È la scelta quando l'obiettivo è una tendinopatia, un legamento, un esito di intervento chirurgico.

Nella pratica una seduta combina quasi sempre le due modalità, con potenze diverse a seconda della fase: più bassa quando l'infiammazione è recente, più alta quando serve lavorare su una rigidità cronica.

Quando la proponiamo

La tecarterapia non è una terapia universale. La inseriamo nel percorso quando la valutazione mostra un problema che può trarre beneficio da un aumento della temperatura e della circolazione locale, e quando quel beneficio serve a rendere possibile il passo successivo: il movimento.

Come si svolge una seduta

Il fisioterapista applica sulla pelle una crema conduttiva e muove lentamente un manipolo sull'area da trattare, mentre una piastra di ritorno viene posizionata dal lato opposto per chiudere il circuito. Non ci sono aghi, punture né sostanze iniettate.

La sensazione è di un calore progressivo e piacevole. Se in qualsiasi momento il calore diventa fastidioso è importante dirlo: la potenza va regolata sulla sua percezione, non su un valore prestabilito. Un trattamento corretto non deve mai bruciare.

Nella maggior parte dei casi la tecar occupa la prima parte della seduta e prepara il tessuto: subito dopo lavoriamo con le mani e con gli esercizi, che è il momento in cui il beneficio si consolida.

Quante sedute servono

Un ciclo tipico è di sei-dieci sedute, due o tre volte a settimana. I primi effetti sul dolore si notano spesso già dopo le prime due o tre applicazioni, ma un miglioramento rapido non significa che il problema sia risolto: se la causa è un sovraccarico o un gesto ripetuto in modo scorretto, il dolore tornerà finché non si interviene su quella causa.

Per questo alla fine di ogni ciclo rivalutiamo insieme la situazione, invece di proseguire per inerzia. Se dopo quattro-cinque sedute non c'è alcun cambiamento, il percorso va rivisto: proseguire soltanto perché "il ciclo è di dieci" non ha senso clinico.

Quando la usiamo

Queste sono le situazioni in cui la tecarterapia entra più spesso nel percorso. Non è un elenco di garanzie: è l'indicazione dei quadri in cui, dopo la valutazione, può essere una scelta sensata.

  • Contratture muscolari e rigidità persistenti
  • Tendinopatie di spalla, gomito, ginocchio e tendine d'Achille
  • Lombalgia e cervicalgia di origine muscolare
  • Esiti di distorsioni e stiramenti, dopo la fase acuta
  • Riabilitazione dopo intervento chirurgico, su indicazione
  • Rigidità articolari e tessuto cicatriziale poco elastico

Quando non si può fare

Alcune condizioni rendono questa terapia non indicata o richiedono precauzioni particolari. Le raccogliamo sempre in fase di valutazione, ma è utile che ce le segnali fin dal primo contatto.

Controindicazioni principali

  • Portatori di pacemaker o altri dispositivi elettromedicali impiantati
  • Gravidanza
  • Patologie tumorali in atto o area trattata sede di neoplasia
  • Trombosi venosa profonda o tromboflebiti in fase attiva
  • Stati febbrili e infezioni in corso
  • Alterazioni della sensibilità cutanea nell'area da trattare

L'elenco non è esaustivo. La valutazione individuale resta l'unico modo per stabilire se la terapia è indicata nel suo caso specifico.

Domande frequenti

La tecarterapia fa male?

No. La sensazione è di calore profondo e progressivo, non di dolore. Se durante la seduta il calore diventa fastidioso va segnalato subito: la potenza viene regolata sulla percezione del paziente, e un trattamento corretto non deve mai bruciare la pelle.

Posso fare tecarterapia se ho una placca o delle viti metalliche?

Nella maggior parte dei casi sì, ma è una valutazione che va fatta caso per caso in base al tipo di impianto, alla sua posizione e al tempo trascorso dall'intervento. Ce lo segnali in fase di valutazione, portando se possibile la documentazione dell'operazione.

Quante sedute servono per vedere un risultato?

Un ciclo indicativo è di sei-dieci sedute. I primi effetti sul dolore compaiono spesso dopo due o tre applicazioni. Se dopo quattro o cinque sedute non si osserva alcun cambiamento, rivalutiamo il percorso invece di proseguire.

La tecarterapia da sola può risolvere il problema?

Raramente. La tecar riduce il dolore e migliora le condizioni del tessuto, ma il risultato si consolida con il lavoro attivo: terapia manuale ed esercizio. La usiamo come parte di un percorso, non come terapia isolata.

Serve la prescrizione del medico?

Per accedere a una valutazione fisioterapica non è obbligatoria. Se però il disturbo è recente, molto intenso o accompagnato da sintomi che meritano un approfondimento, la indirizziamo dal medico prima di iniziare qualsiasi trattamento.

Non è sicuro che sia la terapia giusta?

È esattamente la domanda a cui serve rispondere prima di iniziare. La prima visita esiste per questo: capire il problema e proporre il percorso più sensato, che a volte è diverso da quello che si immaginava.

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