Valutazione
Analisi posturale
Guardare come una persona sta in piedi dice poco. Guardare come si muove, come carica, come compensa dice molto: è da lì che partiamo.


Il colloquio iniziale: da qui parte ogni valutazione.
Che cosa valutiamo davvero
L'immagine classica dell'analisi posturale è quella della persona in piedi contro una griglia, fotografata da davanti e di lato. È una parte del lavoro, ma è la meno informativa: una postura statica dice come si sta fermi, non come si vive.
Quello che ci interessa è il movimento. Come si piega per raccogliere qualcosa, come sale un gradino, come distribuisce il peso quando è stanco, quale spalla si alza quando solleva un carico, quale anca cede quando appoggia su una gamba sola. È lì che compaiono i compensi, ed è dai compensi che spesso nasce il dolore.
Come si svolge la valutazione
Si comincia con un colloquio, ed è la parte più importante. Da quanto tempo c'è il dolore, in quali momenti peggiora, cosa lo allevia, che lavoro fa, quali attività ha dovuto smettere, quali esami ha già fatto. Molte risposte sono già in questa conversazione.
Segue l'osservazione: appoggio dei piedi, allineamento del bacino, curve della colonna, posizione delle spalle, simmetria complessiva.
Poi i test funzionali: misuriamo l'escursione articolare, verifichiamo la forza dei gruppi muscolari chiave, testiamo l'equilibrio su un piede, osserviamo gesti come l'accosciata, il passo e la salita di un gradino.
Infine ricomponiamo il quadro e glielo spieghiamo. Al termine riceve una relazione scritta con quanto abbiamo osservato e il piano di lavoro proposto.
Cosa l'analisi posturale non è
Su questo preferiamo essere chiari. L'analisi posturale non è una diagnosi: la diagnosi è un atto medico, e se emergono elementi che meritano un approfondimento la indirizziamo al medico o allo specialista.
E non esiste una postura "corretta" universale a cui tutti dovrebbero conformarsi. Una lieve asimmetria è normale nella grande maggioranza delle persone e non è di per sé la causa di alcun dolore. Le asimmetrie ci interessano quando si accompagnano a una limitazione funzionale o a un sintomo, non quando sono semplicemente visibili in una foto.
Quando la usiamo
Queste sono le situazioni in cui la analisi posturale entra più spesso nel percorso. Non è un elenco di garanzie: è l'indicazione dei quadri in cui, dopo la valutazione, può essere una scelta sensata.
- Dolori ricorrenti senza una causa chiara
- Mal di schiena o cervicale che ritornano ciclicamente
- Dolore che si ripresenta nonostante i trattamenti già fatti
- Sportivi con infortuni ripetuti nello stesso distretto
- Prima di iniziare un percorso di rieducazione
- Bambini e adolescenti in fase di crescita, su indicazione
Domande frequenti
L'analisi posturale è una diagnosi?
No. La diagnosi è un atto medico. La valutazione fisioterapica è un'analisi funzionale: descrive come il corpo si muove, dove perde efficienza e quali compensi mette in atto. Se emergono elementi che richiedono un approfondimento, la indirizziamo al medico.
Devo spogliarmi?
Serve poter osservare i segmenti corporei interessati, quindi in genere si resta in intimo o in abbigliamento sportivo aderente. Può portare pantaloncini e canottiera se preferisce.
Una postura asimmetrica è sempre un problema?
No, ed è importante saperlo. Piccole asimmetrie sono presenti nella grande maggioranza delle persone e non causano dolore di per sé. Diventano rilevanti solo quando si accompagnano a una limitazione funzionale o a un sintomo.
Cosa devo portare alla valutazione?
Tutti i referti e gli esami che ha già fatto, anche se le sembrano vecchi, ed eventuali plantari o tutori. Le calzature che usa di più sono spesso più informative di quanto si pensi.
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