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Via Risorgimento 167/A, Ca' Rainati di San Zenone degli Ezzelini (TV) Lun–Ven 8:30–19:30

Il lavoro attivo

Riabilitazione sportiva

Tornare a giocare non è la stessa cosa che smettere di avere male. Fra i due momenti c'è una distanza che si copre con il lavoro, e che si misura invece di indovinare.

Lavoro di riabilitazione sportiva

L'errore che fa ricadere

Il momento più delicato di un infortunio sportivo non è quello in cui succede: è quello in cui non fa più male. Il dolore se ne va molto prima che il tessuto abbia recuperato la capacità di sopportare i carichi dello sport, e il rientro deciso sulla sensazione — «non mi fa più male, posso rientrare» — è la causa più comune di recidiva.

Una distorsione di caviglia che torna per la terza volta, una lesione muscolare che si ripete nello stesso punto, un ginocchio operato che cede nel cambio di direzione: quasi sempre dietro c'è un rientro anticipato, non una sfortuna.

Come si costruisce il rientro

Si parte dal recupero della forza, che dopo un infortunio è quasi sempre più compromessa di quanto il paziente percepisca, e si misura il divario fra l'arto colpito e quello sano. Poi si lavora sulla capacità di assorbire il carico: saltare è facile, atterrare no, ed è nell'atterraggio che si fanno male le persone.

Si passa quindi alla velocità e ai cambi di direzione, ricostruendo progressivamente i gesti dello sport specifico, prima in condizioni prevedibili e poi in situazioni in cui il movimento va deciso in fretta, perché è così che accade in campo.

Alla fine si guarda la fiducia, che non è un dettaglio psicologico ma un fattore di rischio documentato: chi rientra con la paura di rifarsi male si muove in modo diverso, e quel modo diverso espone. Se ne parla apertamente e si lavora anche su quello.

Quando la consideriamo pronto

La dimissione non arriva a una certa data. Arriva quando i test dicono che il divario con l'arto sano è rientrato entro una soglia accettabile, quando i gesti dello sport sono eseguiti in modo pulito anche a fatica, e quando il carico di allenamento è stato ricostruito gradualmente invece che ripreso di colpo.

Se i numeri non ci sono, glielo diciamo — anche quando c'è una partita importante, anche quando ci mette fretta. È il momento in cui il nostro lavoro serve di più.

Quando la usiamo

Queste sono le situazioni in cui la riabilitazione sportiva entra più spesso nel percorso. Non è un elenco di garanzie: è l'indicazione dei quadri in cui, dopo la valutazione, può essere una scelta sensata.

  • Distorsioni di caviglia e di ginocchio, soprattutto se ripetute
  • Lesioni muscolari di coscia e polpaccio
  • Tendinopatia rotulea e del tendine d'Achille
  • Ritorno allo sport dopo ricostruzione del crociato
  • Sovraccarico da gesto ripetuto in spalla e gomito
  • Rientro dopo un lungo periodo di stop

Quando non si può fare

Alcune condizioni rendono questa terapia non indicata o richiedono precauzioni particolari. Le raccogliamo sempre in fase di valutazione, ma è utile che ce le segnali fin dal primo contatto.

Controindicazioni principali

  • Lesioni in fase acuta, prima dell'inquadramento diagnostico
  • Fratture non consolidate
  • Vincoli di carico posti dal chirurgo e non ancora superati
  • Condizioni cardiovascolari non valutate, in caso di lavoro ad alta intensità

L'elenco non è esaustivo. La valutazione individuale resta l'unico modo per stabilire se la terapia è indicata nel suo caso specifico.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per tornare a giocare?

Dipende dall'infortunio e dallo sport, e chiunque le dia una data prima di averla valutata sta indovinando. Una distorsione di caviglia di grado lieve può richiedere qualche settimana; dopo una ricostruzione del crociato si ragiona in mesi, e la letteratura è concorde nel dire che i rientri precoci aumentano il rischio di nuova lesione.

Lavorate anche con chi non è agonista?

Sì, e sono la maggior parte. Il principio non cambia: che l'obiettivo sia il campionato o la corsa della domenica mattina, il modo di ricostruire il carico è lo stesso, cambiano solo le richieste finali.

Serve una visita medico-sportiva?

Per l'attività agonistica il certificato è obbligatorio e non lo rilasciamo noi: lo emette il medico dello sport. La nostra valutazione è funzionale e riguarda il movimento, non l'idoneità.

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Trattamenti collegati

Raramente una terapia lavora da sola. Queste sono quelle che più spesso associamo alla riabilitazione sportiva all'interno di un percorso.

Non è sicuro che sia la terapia giusta?

È esattamente la domanda a cui serve rispondere prima di iniziare. La prima visita esiste per questo: capire il problema e proporre il percorso più sensato, che a volte è diverso da quello che si immaginava.

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