Il lavoro attivo
Riabilitazione post-operatoria
Dopo un intervento il risultato non lo decide solo il chirurgo: lo decide anche quello che succede nelle settimane successive. Lavoriamo dentro i tempi biologici del tessuto operato e dentro il protocollo di chi ha operato.

Il protocollo del chirurgo viene prima del nostro
Ogni intervento ha tempi biologici che non si possono accorciare: una sutura tendinea ha bisogno di settimane prima di tollerare un carico attivo, un innesto di legamento attraversa una fase in cui è meccanicamente più debole di quanto sembri, una protesi ha limiti di movimento da rispettare nei primi tempi.
Per questo la prima cosa che le chiediamo è la lettera di dimissione e il protocollo riabilitativo del centro che l'ha operata. Se c'è un protocollo, si segue quello: non è una formalità, è la differenza fra un recupero regolare e una complicanza. Se il protocollo manca o è generico, lo ricostruiamo sulla base del tipo di intervento e, quando serve, chiediamo direttamente al chirurgo.
Non modifichiamo mai i carichi concessi o i tempi di svincolo di nostra iniziativa. Se riteniamo che vada rivisto qualcosa, lo proponiamo a chi ha operato.
Come procede il recupero
Nella prima fase si protegge il tessuto operato e si combattono le conseguenze dell'immobilità: gonfiore, rigidità, perdita rapida del reclutamento muscolare. Si lavora sulla mobilità concessa, sul controllo del gonfiore e sull'attivazione dei muscoli che l'intervento ha messo fuori uso, spesso con l'aiuto dell'elettrostimolazione neuromuscolare quando il muscolo fatica a rispondere al comando volontario.
Nella seconda fase si recupera il movimento completo e si comincia a caricare in modo progressivo. È la fase più lunga e la più noiosa, ed è quella in cui si costruisce davvero il risultato.
Nella terza fase si torna alle richieste della vita reale: le scale, il lavoro, il giardino, lo sport. Qui gli obiettivi diventano misurabili — quanti gradi, quanto carico, quanti minuti di cammino, che differenza c'è ancora fra il lato operato e l'altro — e la dimissione arriva quando quei numeri sono accettabili, non quando è passato un certo numero di sedute.
Gli interventi che seguiamo più spesso
Protesi di anca e di ginocchio, ricostruzione del legamento crociato anteriore, interventi di riparazione della cuffia dei rotatori, meniscectomie e suture meniscali, interventi per conflitto sub-acromiale, osteosintesi dopo frattura, interventi al tendine d'Achille, decompressioni del tunnel carpale.
Per ciascuno cambiano i tempi e le precauzioni, ma la struttura del percorso resta quella descritta sopra. Nei casi che richiedono attrezzature particolari o competenze molto specialistiche — capita di rado — lo diciamo apertamente e indirizziamo dove serve: è parte del rispetto che dobbiamo a chi si affida a noi.
Quando la usiamo
Queste sono le situazioni in cui la riabilitazione post-operatoria entra più spesso nel percorso. Non è un elenco di garanzie: è l'indicazione dei quadri in cui, dopo la valutazione, può essere una scelta sensata.
- Protesi di anca e di ginocchio
- Ricostruzione del legamento crociato anteriore
- Riparazione della cuffia dei rotatori
- Interventi meniscali e artroscopie di ginocchio
- Osteosintesi dopo frattura
- Interventi al tendine d'Achille e alla caviglia
Quando non si può fare
Alcune condizioni rendono questa terapia non indicata o richiedono precauzioni particolari. Le raccogliamo sempre in fase di valutazione, ma è utile che ce le segnali fin dal primo contatto.
Controindicazioni principali
- Segni di infezione della ferita chirurgica: rossore, calore, secrezione, febbre
- Sospetta trombosi venosa profonda: polpaccio dolente, gonfio e caldo
- Deiscenza della ferita o dolore acuto comparso improvvisamente
- Assenza di indicazione del chirurgo a iniziare il carico
L'elenco non è esaustivo. La valutazione individuale resta l'unico modo per stabilire se la terapia è indicata nel suo caso specifico.
Domande frequenti
Quando devo iniziare dopo l'intervento?
Lo stabilisce il chirurgo, e varia molto: per una protesi di ginocchio si comincia in genere entro pochi giorni, per una sutura della cuffia dei rotatori si aspettano le settimane di protezione previste dal protocollo. Ci contatti appena ha la data dell'intervento: prenotare in anticipo evita di perdere settimane preziose nel momento sbagliato.
Il gonfiore dopo la seduta è normale?
Nelle prime settimane un aumento contenuto del gonfiore dopo il lavoro è frequente e si risolve con riposo e ghiaccio. Se il gonfiore aumenta molto, compare calore o il dolore cambia natura, ce lo segnali subito: sono le situazioni in cui vale la pena fermarsi e far vedere l'arto.
Posso fare la riabilitazione a domicilio?
Nella prima fase sì, e spesso è la soluzione migliore per chi fatica a spostarsi. Dalla seconda fase in poi la palestra riabilitativa offre carichi e attrezzature che a casa non si possono riprodurre, quindi di norma si passa in centro.
Vedi anche
Trattamenti collegati
Raramente una terapia lavora da sola. Queste sono quelle che più spesso associamo alla riabilitazione post-operatoria all'interno di un percorso.
Non è sicuro che sia la terapia giusta?
È esattamente la domanda a cui serve rispondere prima di iniziare. La prima visita esiste per questo: capire il problema e proporre il percorso più sensato, che a volte è diverso da quello che si immaginava.
